LEONARDO: LA LETTERA A LUDOVICO IL MORO E GLI STUDI DI ARTE MILITARE – PROROGATA FINO AL 16 OTTOBRE!


Dal 22 marzo 2016, Pinacoteca Ambrosiana – Sala Federiciana

ORARI:

Martedì-domenica 10,00 – 18,00, ultimo ingresso 17,30 (si prega di notare che un tour completo del museo dura circa 90 min)

Chiuso lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio, il giorno di Pasqua

Codice Atlantico, f. 94 r: Studi di strumenti difensivi per fortificazioni e armi da fuoco

Dopo il successo delle mostre sul Codice Atlantico di Leonardo da Vinci che si sono tenute dal 2009 al 2015 alla Pinacoteca Ambrosiana e alla Sacrestia del Bramante, anche per il 2016 i disegni del grande maestro del Rinascimento continueranno ad essere esposti al pubblico nella sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana.

Il primo appuntamento è con Leonardo e le arti militari: prendendo come riferimento la celebre lettera che l’artista fiorentino indirizza a Ludovico il Moro poco dopo il suo arrivo a Milano, la mostra ripercorre le abilità e le ingegnose macchine citate da Leonardo stesso attraverso una selezione dei disegni del Codice Atlantico, alcuni mai esposti prima. Ponti mobili, macchine da assedio, navi corazzate, cannoni, balestre e catapulte giganti popolano i fogli in mostra, formando un variegata raccolta di marchingegni bellici.

Se da un lato diversi disegni risentono dell’influenza dei trattati di arte militare di larga diffusione nel tardo Quattrocento – primo fra tutti il De Re Militari di Roberto Valturio – e raffigurano dei macchinari quasi fantastici, privi di risvolto pratico, dall’altro gli studi per bombarde e armi da fuoco testimoniano invece l’approfondita conoscenza da parte di Leonardo delle tecniche di fusione e degli accorgimenti tecnici necessari per poter fabbricare armi da fuoco leggere e maneggevoli, che resistessero alla sollecitazione dei ripetuti spari.

Un viaggio affascinante tra le carte del maestro, che ci lascia stupiti dalla bellezza dei disegni, alcuni concepiti come illustrazioni per un trattato di arti militari mai realizzato, in una intensa contaminazione tra ingegneria e arte, tra bellezza e praticità. Allo stesso tempo, la mostra ci fa riflettere sulla contraddizione vissuta dall’artista che, pur constatando l’atrocità della guerra, definita “pazzia bestialissima” nel Codice Urbinate, è ben consapevole che “per mantenere il dono principal di natura, cioè libertà” sia necessario poter “offendere e difendere, in stando assediati da gli ambiziosi tiranni” (Ms B, f. 100 r).