Minimalismo della “terribilità”. I disegni del Pordenone in Ambrosiana: MOSTRA PROROGATA FINO AL 6 NOVEMBRE

A cura di Edoardo Villata

Pinacoteca Ambrosiana

22 marzo – 6 novembre 2016

Orari: da martedì a domenica dalle 10,00 alle 18,00. Lunedì chiuso / Aperture- chiusure speciali: chiuso il giorno di Pasqua, aperto il lunedì dell’Angelo

Mostra inclusa nel biglietto di ingresso della Pinacoteca Ambrosiana

Dopo le mostre ormai storiche del 1939 a Udine e del 1983 a Villa Manin di Passariano, l’opera di Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone, rimane ancora da scoprire compiutamente, nonostante il Vasari lo annoverasse tra i grandi già nel 1541. Curata da Edoardo Villata, dottore aggregato dell’Ambrosiana, la mostra indagherà provenienza e caratteristiche del corpus grafico dell’artista posseduto dall’Ambrosiana, consistente in una ventina di disegni, di cui la maggior parte appartiene alla categoria dei “primi pensieri”, velocissimi appunti per fissare un’idea o una posa.

Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483/84 circa – Ferrara 1539) è uno dei massimi pittori del pieno Rinascimento in Italia settentrionale, anche se la sua popolarità presso i non specialisti è forse minore rispetto ad altri artisti di pari valore quali a esempio Lorenzo Lotto, Gerolamo Romanino o Amico Aspertini.

Dopo una educazione locale (testimoniata dalle prime opere, tra le quali l’affresco datato 1506 nella Parrocchiale di Valeriano, prima opera datata), Pordenone allarga i propri orizzonti su Venezia, ma anche sull’entroterra veneto, fra Treviso e Brescia: l’affascinante equilibrio tra delicatezze giorgionesche e accentuazioni umorali molto vicine a quelle del Romanino, testimoniato da dipinti come la Madonna della Misericordia del Duomo di Pordenone (1515) o la Trasfigurazione della Pinacoteca di Brera, viene fatto crollare da un’esperienza centroitaliana in cui entra in contatto con le opere romane di Raffaello e Michelangelo. Gli esiti sono clamorosi: li si legge nella Cappella Malchiostro del Duomo di Treviso (1520) e ancor più nei celebri affreschi del Duomo di Cremona (1520-21), di incontenibile volenza espressiva. Questa fase si arricchisce ulteriormente grazie alla conoscenza del Correggio parmense, di inedite delicatezze cromatiche (leggibili negli affreschi di Cortemaggiore, 1524-25 circa), ai quali segue una progressiva maturazione in senso manierista, come appare a esempio dagli affreschi nella Madonna di Campagna a Piacenza e nelle pale veneziane degli anni trenta.

Pordenone è anche un grande e prolifico disegnatore. In questa occasione si espone il corpus grafico dell’artista posseduto dall’Ambrosiana, consistente in una ventina di disegni e schizzi preliminari, consentendoci così di entrare nel cuore più intimo del laboratorio di un grande pittore del nostro Cinquecento.